16 dicembre 2008

Esperimento!!!

Ho visto Come Dio comanda di Salvatores con Michela, la mia dolce consorte, questa volta la recensione l'ha scritta lei, io non potrei certo fare meglio, è lei la scrittrice di famiglia, io sono il buffone!!!

Certo che a parlare di questo film e soprattutto degli spunti che propone ci si potrebbero passare le ore..
A partire dai protagonisti: la pioggia (quella sì che dio la manda!), la devastazione del territorio (una vera propria ferita nella maestosità delle montagne, fatta di ciminiere, case sparse, cave di pietra e superstrade) una colonna sonora “sentimentale” e per questo stridente con il resto. Ed infine gli attori. Una scelta, questa, scontata per certi versi (vedi Elio Germano) e coraggiosa per altri (Filippo Timi, credo l’unico attore affetto da balbuzie della storia del cinema).
Tra questi punti si snoda la storia, dominata dal difficile ed esclusivo rapporto tra un padre padrone ed un figlio adolescente, problematico e dolcissimo, legato alla figura paterna da tenerezza, rabbia, paura dell’allontanamento ed uno strano senso di soggezione che non gli permette di vivere serenamente il rapporto con i coetanei, che se maschi lo evitano e se femmine lo prendono in giro.
Sicuramente personaggi non integrati: un padre precario, disoccupato a fasi alterne, alcolizzato e sconfitto dalla vita, impegnato in una guerra fra disperati (slavi e negri) che invece di piegarsi reagisce come può, isolandosi da un contesto che lo rifiuta e creandosi una sorta di filosofia pazzoide, pseudo nazista, indispensabile, tuttavia, per riconoscersi in una propria identità, giusta o sbagliata che sia. Fin troppo facile per le istituzioni etichettare e giudicare, agitando la minaccia dell’allontanamento del figlio - unica vera possibilità di amore - senza però preoccuparsi di offrigli una via d’uscita ad un’esistenza cui ogni forma di normalità sembra essere preclusa.
Rino, personaggio a suo modo forte, serve da fulcro nel creare con il figlio questo microcosmo, che si autoalimenta di un amore vero ma profondamente malato e distorto. In questo profondissimo rapporto lupo-cucciolo (io solo posso tormentarti, il mondo non ti deve toccare), trova spazio anche un altro emarginato, Quattro Formaggi, reso invalido psichicamente da un incidente sul lavoro. Sarà proprio la follia di quest’ultimo, abbandonato a sé stesso da istituzioni e datore di lavoro, a scatenare una serie di eventi che travolgeranno la vita dei protagonisti, per culminare in una “notte e buia e tempestosa” in cui Rino, macho d’altri tempi, che sulle sue regole e sulla sua rabbia basa tutto il suo essere, non riesce ad applicare la legge del taglione sull’amico, reo di essersi macchiato del più orribile dei peccati, punibile solo con la morte. Ma proprio non ce la fa. Ed è in questo momento, con il crollo delle sue convinzioni e la perdita dell’amico, in un momento di tragica emozione, che Rino vede crollare anche sé stesso, come un colosso d’argilla con fondamenta di sabbia. E cade a terra schiantato da un ictus.
A tutto questo fa da cornice naturale la mancanza di un passato dei protagonisti: dov’è la madre del ragazzo? Morta, fuggita? Chi era 4Formaggi prima? Questa apparente totale mancanza di altri legami familiari non fa altro che sottolineare questo sradicamento da tradizioni e storia, analogamente a quanto è successo nel territorio con la costruzione di questi mostri di cemento. Un mondo quindi, che proprio perché privo di fondamenta, si rivela incapace di affrontare i problemi del quotidiano. E che riversa su Dio le proprie frustrazioni: l’impossibilità di avere una vita ideale viene imputata a qualcun altro (Dio, perché mi fai questo?), fino alla follia di credersi “strumento” nelle mani di Dio: come Dio comanda, appunto.

Chi sono veramente i buoni? Sembra chiedersi Salvatores. E la risposta sembra non essere né bianca né nera: sicuramente non il prete che predica con parole vuote al funerale, non l’assistente sociale che vuole sottrarre a Rino l’unica cosa che gli rimane, l’amore del figlio, sicuramente non l’insegnante, né tutti gli adulti che girano la testa dall’altra parte di fronte alla difficoltà di vivere di Cristiano, adolescente “normale”, con un padre che normale non è. E non è buono neanche 4Formaggi, parzialmente assolto forse dall’ingenuità della sua follia, ma che è comunque disposto a sacrificare Rino, unico al mondo ad avergli offerto protezione ed aiuto.

Non sappiamo chi sono i buoni, ma sicuramente sappiamo chi non sono i cattivi: in questo mondo di ipocrisia perbenista, la nostra simpatia e comprensione vanno a coloro che vivono con orgogliosa spavalderia nonostante tutto, che trovano la forza di reagire alla prepotenza del prossimo e all’intromissione dei servizi sociali, in una continua altalena tra la voglia di essere accettati e baratri di insicurezze. Ecco allora che questa sorta di follia basata sul “soli contro tutto e tutti” sembra davvero l’unica via d’uscita in un mondo in cui la tragedia privata troppo spesso si trasforma in cronaca, fungendo da sinistro legame tra la vita reale ed una vita televisiva falsamente perfetta fatta di fiction e pseudo reality.

Forse allora non esistono davvero né i buoni né i cattivi, né il bianco né il nero, ma solo una sfumatura di grigio. Come il paesaggio. Voto 9

14 dicembre 2008

Klaatu è tornato!!!

Prima di iniziare un saluto a tutti i Braghiferi che erano con me venerdì sera: Ciucinsky, Dadino, Giorgina, Farfy, Pito e Alice.
La trama in due parole è che ci vogliono gli alieni per farci capire che è ora di cambiare le cose.
Remake del cult del '51 Ultimatum alla terra non è una pellicola memorabile ma sicuramente ha due pregi: la struttura da film di fantascienza anni '50 e gli effetti speciali non invasivi. L'attualizzazione è buona ma il film non emoziona e il messaggio è troppo abbozzato per arrivare in profondità. Voto 6/7

07 dicembre 2008

Potrei...

Potrei parlarvi del film Max Payne ma anche no! Potrei parlarvi invece del videogioco da cui è tratto, dirvi che quando uscì nel 2001 lo adorai a tal punto da giocarlo 2 volte (mai più successo con un altro gioco).

Forse potete aiutarmi a capire: perché a Hollywood si ostinano a portare sul grande schermo film tratti da videogames? Non ce n’è uno di decente, sono tutti M…de pazzesche eppure…. continuano a farlo!!!

Quello che mi fa in…zzare ancora di più è che, porcherie come questa, impediscono a film come The Millionaire di uscire nelle sale perché occupano tutti gli schermi disponibili.

Accettate un consiglio, ho già sprecato io 2 ore della mia vita per vedere questa immondezza, voi fatene a meno.

Un Nonno socialmente utile!!!


29 novembre 2008

Nessuna Verità

Lo so, ho saltato una settimana. Non ce l’ho fatta, avevo preso un impegno lavorativo che si è protratto mooolto più del previsto e si è risucchiato tutte le mie serate (e nottate). Adesso sono un uomo distrutto ma felice: fra poco sarò il fortunato possessore di una meravigliosissima statua di Iron Man. Bando alle ciance, la settimana scorsa ho visto Nessuna Verità, ultima fatica di Ridley Scott con Leonardo Di Caprio e Russell Crowe. Mi è piaciuto. Leo è sempre più bravo, non capisco perché no gli abbiano ancora dato un Oscar, e Ridley si conferma regista di grande talento e maestria. Il film è quasi un instant-movie, giocato tutto sul rapporto tra i due agenti della CIA che si tradiscono a vicenda. Nessuno è puro, tutti mentono e tradiscono senza tanti problemi. Scott aveva già dimostrato di saperci fare con i film di guerra con l’ottimo Blavk hawk down e con Nessuna verità conferma di avere ancora molto da dire. Voto 7

09 novembre 2008

Dove sei Sean?

Prima di iniziare un o’ di sana polemica. Sono andato a vedere Quantum of solace al Warner Village di Vicenza, sulla struttura niente da dire: posti molto comodi, schermo grande e audio dolby digital. La cosa veramente fastidiosa è prima dell’inizio del film ho dovuto sorbirmi 25 minuti di pubblicità e di trailers (tra i quali anche quello del film che avrei visto dopo pochi minuti), trovo scandaloso che dopo aver pagato il biglietto uno spettatore debba assistere a mezzora di spot. Finito questo post vado sul sito della Warner e glielo scrivo. Finito di polemizzare comincio premettendo che per me l’unico 007 è, e sempre sarà, Sean Connery, non mi dispiaceva neanche Pierce Brosnan, non sopporto Daniel Craig, ha lo charme di un sacco di patate!!! A parte questo il film mi è piaciuto, mooolto meno noioso di Casino Royale e più il linea con i precedenti film della lunghissima serie: tanta azione e belle donne!!! Continua con il restyling del personaggio (non ci sono gadget di nessun tipo) delineando un Bond più determinato e sanguinario dei precedenti. Se volete gustarvi fino in fondo questo 22° capitolo vi consiglio di riguardare Casino Royale prima di andare al cinema, i rimandi alla pellicola precedente si sprecano. Voto 7-

Per la vostra gioia scriverò due righe anche su Giù al nord, divertente commedia d’oltralpe ambientata nel nord della Francia. Chiaramente io l’ho vista in italiano, sono convinto di aver perso moltissimo della bellezza del film tutto giocato sulla stranezza del dialetto locale (Ch'tis) e sul folclore degli abitanti. A me è piaciuto lo stesso, forse è un rarissimo caso di traduzione decente. Voto 7



04 novembre 2008

Orgoglio e gloria a Ben



Ebbene si, ci sono riuscito anche questa settimana, ho visto ancora due film e adesso sproloquierò su entrambi in ordine cronologico.Tropic Thunder di e con Ben Stiller che, assieme ad un manipolo di folli, si è divertito a sbefeggiare Hollywood. Tropic Thunder prende in giro gli attori che recitano nei film d’azione, prende in giro gli agenti, i produttori e tutta la varia umanità che si nutre dei budget miliardari messi a disposizione di un certo tipo di film degli studios. Io e altri 4 temerari abbiamo riso fino alle lacrime vedendo questo film, lo so che non siamo giudici imparziali, lo so che abbiamo visto Zoolander almeno 4 volte ma a noi è piaciuto. Ci sono piaciuti i finti trailers prima del film e ci ha fatto impazzire Tom Cruise. È dasballo quando balla e ruba la scena a tutti. Voto 7.
Dopo l’apoteosi di Ben devo cambiare decisamente registro per parlare di Pride and Glory (non citerò il titolo italiano) di Gavin O'Connor. L’ho visto in compagnia di mia moglie alla quale non è 
piaciuto molto (troppo violento), io sono di parere diverso. L’ho trovato un buon poliziesco, ben strutturato e ben recitato. Sicuramente non ha l’energia e la profondità di The departed, ma è un buon film di genere che ruota attorno alla bravura di Edward Norton, intenso e credibile in ogni inquadratura. Come sempre non parlerò della trama, non è importante, sappiate che si svolge come una tragedia greca, con il protagonista costretto ad una scelta dolorosa e difficile. Voto 7-