27 maggio 2007

Che delusione capitano!!!

In compagnia di altri dieci prodi della “Compagnia della Braga” sono andato a vedere Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, prima di proseguire vorrei ringraziarli tutti per nome: Gepo, Dade e Dadino, Alessiuccio, Elena, Laura, Raffaella, Silvia (4 donne, incredibile!!!), Niko e per finire Mastro Pipaio. Devo ringraziarli perché li ho trascinati a vedere un film INUTILE!!! Tutta colpa di Robert Zemeckis che, nel lontano 1989, inaugurò la moda delle trilogie a puntate, da allora non si può più girare un film con scritto la parola fine al termine della pellicola; non si può più neanche girare un film che duri due ore (questo rasenta le tre)… PERCHÉ???
PERCHÉ SONO DEI VIGLIACCHI!!!
Hanno paura di fare pellicole che non prevedano sequel, è molto più facile e redditizio spalmare su tre film quello che una volta sarebbe bastato per farne uno di novanta minuti. Quello che mi fa incazzare è che cercano di serializzare tutto, come se il cinema dovesse adeguarsi al modello televisivo, dove ci sono soap opera che durano da quarant’anni.
Ci sono sempre stati i sequel, il pubblico si è sempre affezionato ai personaggi che incarnavano eroi senza macchia e senza paura ma tutto era fatto con rispetto!!! Non c’erano film di tre ore lasciati a metà e ripresi un anno dopo senza minimamente prevedere una sorta di flashback, trattando il pubblico pagante del cinema a pesci in faccia!!! Io ho visto i precedenti episodi de I pirati dei caraibi e ho fatto una fatica terribile a seguire la trama del terzo capitolo, regista e sceneggiatori davano per scontato che avessimo rivisto
Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma il giorno prima, sono partiti come una puntata di Beautiful.
Forse non avete capito che Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo non mi è piaciuto molto, nonostante gli effetti speciali veramente strabilianti, il film è un’accozzaglia di scene cucite insieme senza una vera logica. C’è un momento durante lo spettacolo dove uno della ciurma si chiede: “Ma tu pensi che ha un piano oppure che segue l'estro del momento?” Non c’è frase migliore per definire questo film!!! L’unica nota positiva è
Johnny Depp, finalmente ha trovato la misura e riesce ad interpretare il Capitano Jack Sparrow senza cadere nel macchiettistico come era successo nei due episodi precedenti. Accettate un consiglio, aspettate quattro mesi e, se proprio volete farvi del male, noleggiatelo, almeno ogni ora potete alzarvi per sgranchirvi le gambe!!!

23 maggio 2007

Apocalypto: un film di poche parole ma tante idee

Ho cercato di sintetizzare nel titolo quello che penso di Apocalypto e del cinema in generale: una buona idea è il 60% di un bel film, il resto lo fanno il regista e gli attori. Apocalypto potrebbe essere preso come esempio per questa mia teoria: nessun attore famoso, pochissimi effetti speciali e assolutamente invisibili, recitato nell’antichissima lingua Maya “yucateco” (ancora in uso nello Yucatan), sottotitolato. Eppure…è avvincente, coinvolgente, struggente… insomma aggiungete altri duo o tre “ente” se volete ma il risultato sarà sempre lo stesso: UN BEL FILM!!! Dopo La passione di Cristo il “Bel Mel” ci riprova usando, ancora una volta, una lingua pressoché sconosciuta (la parlano in poche migliaia di persone) e riesce ad attirare nelle sale milioni di spettatori che rimangono stupiti di come sia bello vedere un film in lingua originale. Apocalypto parla di famiglia, orgoglio, coraggio e paura, parla di delirio decadente, parla di sacrificio e solidarietà. Lo fa con dolcezza e violenza, una violenza vista in controluce e osservata da vicino, una violenza che permea ogni momento, che non lascia spazio a nient’altro. Apocalypto è un film d’azione dove ogni immagine vale più di mille parole e, nello stesso tempo, è una lucida metafora della società in cui viviamo, dove tutto viene immolato all’unico vero dio: il denaro. Accidenti una pellicola che si presta a due piani di lettura, forse si tratta veramente di un film che varrebbe la pena di vedere?!? Non sprecherò neanche una battuta per raccontarvi la trama, non è importante, dovete fidarvi dei miei amici, a loro è piaciuto!!! Se volete vedere un altro capolavoro del bel americano dagli occhi di ghiaccio, dovreste fare un salto in videoteca e noleggiarvi Braveheart-cuore impavido. Dovrebbero bastarvi i 5 Oscar vinti da questo film ruvido e epico che narra le gesta eroiche e valorose di William Wallace, interpretato dallo stesso Gibson, vissuto verso la fine del XIII secolo in Scozia, per la quale combatté fino alla morte per l’indipendenza dalla corona inglese. Ve lo dirò gentilmente: DOVETE GUARDARLO ASSOLUTAMNTE!!! Chiaro, conciso e cortese.

18 maggio 2007

007: Casino Royale

I primi venti minuti sono un’iniezione di adrenalina purissima poi…la noia ha il sopravvento: due ore e un quarto sono troppe per un film d’azione!!! Non ci può essere una partita a carte che dura mezz’ora!!! È questo il peggior difetto di questo film: è noioso. La lentezza la posso perdonare ad altri tipi di film, ma da 007 pretendo azione e divertimento, cose che in “Casino Royale” languono entrambe. Non fraintendetemi, l’ultima fatica di Martin Campbell la sufficienza la merita, ma non va oltre, colpa anche del catatonico protagonista Daniel Craig, espressivo come un comodino. Ho rimpianto Pierce Brosnan, almeno lui riusciva a dare a James Bond il fascino e l’eleganza che il personaggio esige. Se volete vedere il vero Bond dovreste noleggiare un film a caso (il mio preferito è “Si vive solo 2 volte”) dei sette interpretati da Sean Connery, ancora insuperato agente 007. Spesso confrontarsi coi miti non produce niente di buono.

11 maggio 2007

Aspettando Jack Sparrow

Succede sempre così, quando esce un blockbuster per tre settimane non si riesce più ad andare al cinema. Tutto sembra rallentare per lasciare spazio al grande colossal, escono solo film minori che meritano una visione distratta in DVD una domenica pomeriggio. È in periodi come questi che vado a rispolverare i film che hanno scalfito la mia anima, mi disseto con acqua purissima!!!

Ho cominciato con Amici Miei di Mario Monicelli.

Ho lasciato un po’ di spazio per lasciar stemperare, come si fa con una bottiglia di buon vino, perché è solo così che si può apprezzarne il grado di sapidità (ma chi sono!!!).

Non so se vi è mai capitato di vedere questo capolavoro assoluto della commedia all’italiana, perfetto sotto ogni aspetto, con cinque attori in stato di grazia che riescono a dare un senso compiuto alla parola goliardia, che fanno ridere lasciandoci un retrogusto amaro: LA PERFEZIONE!!!

La trama non ve la racconto, non è importante, ciò che conta in film come questi è riuscire a cogliere tutto ciò che il regista e i quattro sceneggiatori hanno voluto dirci, riuscire a ridere per le battute, le situazioni più assurde orchestrate da questi eterni ragazzi che si rifiutano di invecchiare e vivono ogni singolo giorno con ironia ed irriverenza.

Fatevi del bene, guardate Amici Miei almeno due volte, una sola non basta!!!

Il Nonno.

02 maggio 2007

L’attesa è finita!!!

A tre anni di distanza dal secondo memorabile capitolo torna nei cinema italiani Spider-man con il terzo episodio……..un po’ di suspance è d’obbligo!!! L’ho già scritto innumerevoli volte, sono un ragno fan da quando avevo otto anni. Ho comprato nel 1970 il numero uno dell’Uomo ragno e sono rimasto folgorato dalle avventure di questo supereroe sfigato e con tantissimi problemi. Quando nel 2002 è uscito il primo film dell’Arrampicamuri ho ripreso a leggere i fumetti e oggi sono un lettore assiduo di tutte le testate della casa delle idee. Questo lungo preambolo per dirvi che non sono certo uno spettatore imparziale, potete toccarmi tutto ma non Peter Parker eppure… il mio voto è 6 ½!!!
Che ti è successo Sam? Con Spider-man 2 avevi quasi raggiunto la perfezione e adesso fai un passo indietro. Confezioni uno spettacolo mirabolante senz’anima. Tutto troppo chiassoso, troppi nemici, troppe battaglie, troppa carne al fuoco, è come voler sopperire alla qualità con la quantità. Non fraintendetemi, Spider-man 3 va assolutamente visto al cinema, gli effetti speciali sono INCREDIBILI (soprattutto l’Uomo Sabbia), le battaglie adrenaliniche e perfette, tutto è veramente stupefacente ma… vuoto. È successa la stessa cosa con il terzo film sugli X-men: molto bello il secondo e assolutamente medioche il terzo. Forse la moda delle trilogie, che tanto piace a Hollywood, è giunta al capolinea. Forse troppi elementi narrativi penalizzano la trama e rendono impossibile confezionare un film con un po’ di spessore.
La nota positiva della serata è che La compagnia della Braga si è allargata a dismisura arrivando a toccare quota 16!!! Saluto tutti i confratelli e le consorelle che insieme a me hanno condiviso il piacere di un film visto insieme: una delle gioie della vita!!!
Il solo e autentico Nonno!!!


30 aprile 2007

Il ’68 secondo Lucchetti

Volevo andare a vedere Number 23 poi ho letto la critica e parlato con Elena… ho preferito andare a vedere Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti. Ho fatto bene!!! Il film è ben fatto e gli attori bravi. Perché lo spacciano come un film di Scamarcio? Il protagonista è Elio Germano, il Riccardo nazionale è soltanto uno dei comprimari. Questi press agent venderebbero la madre per far andare uno spettatore in più al cinema. A parte questo bieco trucchetto per attirare le quindicenni al cinema il film merita di essere visto, è scorrevole e ben recitato, soprattutto da Angela Finocchiaro ed Elio Germano. Entrambi interpretano i loro personaggi con trasporto e convinzione dando loro umanità e profondità. Per voi giovani (è il Nonno che parla) che non avete vissuto gli anni di piombo, la pellicola riesce a tratteggiare con complice lievità lo stato d’animo che si respirava in quegli anni. Non è uno spaccato storico monumentale, è la storia di un ragazzo di provincia sfiorato dalla rivoluzione, una rivoluzione più parlata che vissuta che porta il giovane protagonista a militare prima nelle fila dei picchiatori fascisti e poi in quelle dei comunisti. Sempre in cerca di un idea che riesca a placare la sua sete di giustizia. Finalmente un film intelligente che non annoia a morte. BRAVO DANIELE!!!

18 aprile 2007

L’ultimo Re di Scozia

Mentre aspetto con trepidazione di vedere Spiderman 3 (incredibilmente uscirà il 1° maggio, tre giorni prima che in America… ma vieni!!!) vorrei segnalarvi due film, uno molto bello e l’altro veramente brutto. Partiamo con le buone nuove. Cavalcando sempre l’onda degli Oscar sono andato a vedere L’ultimo Re di Scozia, per il quale Forest Whitaker ha vinto l’ambita statuetta come miglior attore protagonista. Il film è molto bello, mostra la discesa all’inferno di un giovane medico scozzese, interpretato da un convincente James McAvoy, che si lascia tentare dal fascino istrionico del sanguinario dittatore dell’Uganda Idi Amin. La logica vorrebbe che dedicassi spazio ed enfasi a questa pellicola che ci obbliga a riflettere su quanto siamo bravi a girare la testa da un’altra parte quando ci fa comodo e invece, devo fermarmi qui. Ho bisogno di spazio per urlare quanto brutto è Hannibal Lecter - Le origini del male. Dovete evitarlo come la peste!!! Tanto bello ed inquietante è Il silenzio degli innocenti, tanto brutto e soporifero questo prequel. Se c’è una cosa che detesto è un film horror che annoia: è un controsenso!!! I film dell’orrore dovrebbero spaventare ed angosciare, insinuarsi nel subconscio, frantumare certezze ed alimentare paure ataviche. Hannibal Lecter - Le origini del male vorrebbe spiegare come tutto è cominciato invece riesce solo a far desiderare di non essere mai entrati al cinema a vedere un obrobrio di questa portata. Riesce a trasformare Hannibal Lecter in un povero disadattato, un personaggio che Sir Anthony Hopkins aveva fatto diventare l’essenza stessa del male, inquietante ed affascinante nello stesso tempo. Ascoltate il nonno, noleggiatevi Il silenzio degli innocenti che nel lontano 1991 vinse l’Oscar per: miglior film, miglior regia a Jonathan Demme, miglior attore protagonista a Anthony Hopkins, miglior attrice protagonista a Jodie Foster, miglior sceneggiatura non originale a Ted Tally. È l'unico thriller che abbia vinto i 5 oscar fondamentali, evento verificato solo 2 volte, nel 1934 con Accadde una notte di Frank Capra e nel 1975 con Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman.

12 aprile 2007

The prestige batte The Illusionist 2-0

Apprezzo ancora la libertà che questo blog mi lascia, mi piace non aver vincoli di nessun tipo, poter scrivere di un film anche dopo un po’ che è uscito, senza limiti di battute o contenuti: adoro la rete!!!
Tutto questo per scrivere del film The Illusionist dopo una settimana dall’uscita, forse per voi non è strano ma per un cinemaniaco come il sottoscritto questa è una mancanza incredibile!!!
Ho visto The Illusionist il giorno di Pasqua in compagnia della mia dolce metà (che saluto anche se non mi legge mai!!!) ed entrambi siamo giunti allo stesso verdetto: noioso, proprio noioso!!!
Edward Norton ce la mette tutta, interpreta in modo credibile il grande illusionista Eisenheim che sacrifica fama e denaro per amore della bella Principessa Sophie (Jessica Biel) ma, lo sforzo del bravo attore di Boston, non basta. Il film è soporifero e la trama troppo scontata. Il regista Neil Burger non si sofferma un attimo ad approfondire il dramma interiore del protagonista che dovrebbe essere lacerato da un amore impossibile. Un'altra occasione sprecata!!!
Se volete rinfrancarvi lo spirito rimanendo sempre saldamente ancorati alla stessa ambientazione di fine ottocento, dovete pazientare fino al 3 maggio e poi potete fiondarvi in videoteca per noleggiare “The Prestige”. Gioirete, così, dell’ultima regia del giovane e talentuoso Christopher Nolan. Un film cupo, ossessivo e violento, che merita assolutamente di essere visto perché ben scritto e ancor meglio diretto. I due protagonisti Hugh Jackman e Christian Bale ci trascinano giù nel profondo della loro ossessione togliendoci il respiro. Christopher Nolan e il fratello Jonathan confezionano una sceneggiatura che non lascia scampo, spinge sempre più in là il limite estremo oltre il quale è lecito andare. GUARDATELOOOO!!!!

07 aprile 2007

Elizabethtown: amore e musica on the road

Stavo facendo una partita a "Vegeto" sul mio divano, certo che il record di zapping era mio quando... sono incappato Elizabethtown e il mondo si è fermato. Questo film continua a piacermi ogni volta di più!!! Fatevi un piacere, guardate l’ultima fatica di Cameron Crowe, ecco le istruzioni per l'uso: accomodatevi sul divano con una bibita a portata di mano e gustatevi questo piccolo capolavoro che parla di sconfitta, di come toccare il fondo e risalire in superficie grazie all’aiuto di qualcuno. Come disse un grande uomo: tutte le risposte sono già dentro di noi, il difficile è trovarle!
La storia del giovane dirigente Drew Baylor (Orlando Bloom) che, inventata la scarpa che nessuno indosserà mai causa alla società per cui lavora un miliardo di dollari di perdite, è il pretesto per il regista di parlare di sentimenti e memoria. Il bravo protagonista ad un passo dal suicidio è costretto a tornare nella città natale del padre per assistere alle esequie del genitore appena scomparso. Durante il viaggio aereo conosce una giovane hostess (Kirsten Dunst) che lo costringe a reagire e a riprendere in mano le redini della sua vita. Fin qui niente di nuovo; la cosa che rende diverso questo film è il modo in cui Claire aiuta Drew: lo costringe a tornare a casa in automobile con tappe in tutti i luoghi importanti per la storia americana. Con l’urna contenente le ceneri del padre sul sedile del passeggero il giovane riscopre se stesso, recupera il rapporto con un padre legatissimo alla sua terra e trova l’amore. Un elemento insostituibile della pellicola è la musica che sottolinea e rafforza ogni momento, ogni singola inquadratura è completata dalla canzone giusta. Anche questa volta Cameron Crowe non rinuncia al suo primo amore (ha iniziato a scrivere sulla rivista Rolling Stone a quindici anni); sono pochi i registi che pensano così seriamente alla colonna sonora dei film, che considerano le canzoni la colonna portante della storia.
C’è un altro film di questo cinquantenne innamorato del rock che è un vero tributo alla musica del diavolo: Quasi famosi (in originale Almost famous). La trama racconta del giovanissimo Russell Hammond che, a soli quindici anni, si aggrega alla rock band degli Stillwater per scrivere un articolo sulla loro turnè. La stretta convivenza con i componenti della band ne rivela i lati negativi e porta il protagonista ad una maturazione non priva di delusioni ed amarezze. Bellissimo film sulla fine del rock, sulla definitiva morte della musica senza confini e padroni che si librava sopra tutti e tutto, non condizionata dal profitto e dalla fama. Quasi famosi è la celebrazione del rock come mito, un mito che si sgretola con la presa di coscienza del protagonista che comprende che il motore di tutto è solo il denaro. Vincitore di due Golden Globe e di un premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, Quasi famosi è un film da vedere almeno due volte: la prima ad occhi aperti per seguire il film e la seconda ad occhi chiusi per ascoltare la meravigliosa colonna sonora.

03 aprile 2007

Viva, viva Kevin Smith!!!

Complice l’uscita in DVD di Clerks 2 ho passato lo scorso fine settimana a guardare l’opera omnia di Kevin Smith. Non sapete che è? Vergognatevi non siete cineasti “caga-alto” come me e Mara (che saluto)!!!

Il buon Kevin Nasce a RED BANK (New Jersey, USA) il 2 agosto 1970, a soli 24 anni prosciuga la carta di credito del padre e confeziona, con un manipolo di amici, uno dei più folgoranti esordi che il cinema indipendente ricordi: CLERKS. Girato in un bianco e nero sgranato, sboccato oltre ogni limite, il film ha il pregio di fotografare quella che lo scrittore Douglas Coupland definì “Generazione X”. Ne fanno parte i figli degli anni novanta, giovani senza ideali ne modelli da seguire che non vogliono crescere perché gli adulti che vedono non sono per nulla interessanti. Eterni bambini che parlano solo di sesso, fumetti e film di fantascienza… accidenti mi sembra di conoscerne più di qualcuno!!! Quando uscì nel ’94 dovetti aspettare la videocassetta per poterlo vedere e ne rimasi folgorato. Secondo voi potevo perdermi il secondo capitolo? Assolutamente no!!! Chiaramente anche questa volta niente cinema, ho aspettato pazientemente dal 29 settembre fino a giovedì scorso quando ho comprato (nessuno lo noleggia!!!) Clerks 2. L’ho visto e…BELLO!!! È un po’ triste rivedere Dante e Randal imbolsiti ed invecchiati ma tutto passa quando comincia il rosario di cazzate misto a parolacce: i commessi sono tornati. Finalmente!!! Il film è godibilissimo ma meno cattivo del precedente, si percepisce che il ragazzaccio del New Jersey ha messo su famiglia, i dialoghi sono sempre al limite del surreale (incredibile la sfida verbale tra un fan de Il signore degli anelli e uno della trilogia di Guerre Stellari) e le situazioni sempre più assurde.

Colto da delirio Keviniano ho rivisto anche Generazione X (il titolo originale è Mallrats molto più azzeccato) e In cerca di Amy. Lo so che non li avete mai sentiti nominare e, se volete, sono disposto a prestarveli così potete entrare di diritto nel nostro club, mio e della Mara, dei cineasti “caga-alto”.

Di tutti i film che ho nominato in questo post il più bello è sicuramente In cerca di Amy. Forse perché parla dell’amore che riesce ad abbattere le barriere, le convenzioni, la morale comune e per un attimo si libra, un attimo breve ed intenso prima di venire risucchiato nel vortice del perbenismo e della normalità.

Non voglio svelarvi altro, guardatelo e poi ne parliamo.

Il solo ed autentico NONNO!!!


28 marzo 2007

FLAGS OF OUR FATHERS: quando una foto vince una guerra

Film storico di grande impatto spettacolare, narra le vicende legate all’immagine più significativa della Guerra del Pacifico (1945), ossia l’attimo immortalato da uno scatto fotografico in cui sei soldati piantavano la bandiera americana sul Monte Suribachi nell’isola giapponese di Iwo Jima.
Che un’immagine valesse più di mille parole era cosa nota… stupisce ancora, tuttavia, l’entità dell’impatto avuto da questa foto, in particolare, sul pubblico e sulla storia.
Certo, il fotoreporter era Joe Rosenthal (avete presente il premio Pulitzer?), lo scatto finì sui francobolli e servì come modello al governo americano per una statua celebrativa dell’evento, ma resta comunque un fatto: il momento immortalato nella foto, entrato così prepotentemente nella storia, della storia non è parte. La foto assunta a simbolo della vittoria è infatti clamorosamente ed innegabilmente un falso.
Successe infatti che la bandiera venisse issata dai soldati, lassù, visibilissima da tutti, tra applausi generali e sirene spiegate dalle navi ormeggiate. Successe che il politico di turno volesse assolutamente quella bandiera per sfruttarla a scopi propagandistici e che il capitano della compagnia, che aveva versato sudore e sangue per arrivare lassù, volesse tenerla per se. La fece sostituire. Venne così issata la nuova “falsa” bandiera con il fotografo che riprendeva l’evento.
Da qui partì la macchina propagandistica tra un intrico di verità, messinscene e marketing patriottico che vide coinvolti in qualità di eroi, 3 dei 6 soldati, scaraventati prima in trincea, poco più che ragazzi, strumentalizzati ed abbandonati al proprio destino poi.
I veri protagonisti non sono quei 3 poveri ragazzi vittime ignare del mondo che hanno attorno e che non hanno scelto, ma i finanziatori della guerra, i manovratori della macchina propagandistica, capaci di creare eroi laddove esisteva solo un disperato tentativo di salvare la propria vita e magari anche quella dei compagni. Tutto ciò, a noi cinici quarantenni dalla pelle dura, poco sorprende. Sorprende invece che tutto ciò esistesse già allora; che anche al tempo, lontani anni luce da tv satellitare ed internet, esistessero uomini in grado di mistificare cifre e situazioni.
Ancor più sorprende che l’osservatore che con occhio così lucido e distaccato racconta episodi di storia e finzione sia proprio quel Clint Eastwood, fiero repubblicano da sempre, che non ha mai lesinato il suo sostegno ad un certo tipo di politica. E’ ancora più viva quindi, l’ammirazione per un patriota (perché non dimentichiamo che Eastwood la guerra l’ha fatta veramente), che nonostante l’età non ha mai smesso di interrogarsi sulle pieghe della storia e su quanto gli accade attorno.
Non c’è nulla di positivo nell’essere soldati, sembra dire Eastwood, a Iwo Jima come in Iraq; tutto ciò che si ottiene è un esercito di morti, spesso senza nome, sempre fatto di corpi maciullati, smembrati o crivellati come ci mostra con un iperrealismo per buona parte del film, quasi a volerci ricordare che la guerra è fatta di sangue e morte e non di immagini di patinata onnipotenza.

25 marzo 2007

300 modi di dire Miller




Era da un po’ che aspettavo 300, film tratto da una graphic novel di Frank Miller. Dal giorno in cui sono entrato in sala per vedere Sin City, altro film tratto da una serie a fumetti del medesimo autore. Di solito quando aspetto anelante di vedere un film resto deluso: quasi mai le mie aspettative vengono appagate.
Questa volta invece si!!! 300 è un film epico e grandioso, forse il più bel omaggio al mondo dei comics. Ogni inquadratura sembra un dipinto, tutto è curato nei minimi dettagli come farebbe un disegnatore scrupoloso. La regia di Zack Snyder è assolutamente all’altezza di questo film che parla di uomini duri, pronti a morire per difendere la propria terra e la propria libertà. Tutte le polemiche su 300 sono, a mio avviso, assolutamente ingiustificate. Come si può paragonare gli Spartani agli americani? I primi hanno combattuto per difendere i loro ideali di giustizia e libertà, i secondi invadono in nome del sogno americano. Io trovo le due cose LEGGERMENTE diverse!!!
Tornando al film, io e miei amichetti l’abbiamo trovato molto bello. Bellissima la fotografia, sgranata come un vecchio fumetto; bellissime le scene di guerra, mai troppo lunghe e ben bilanciate con tutto il resto del film; assolutamente da gustare i titoli di coda, fatti solo con i colori rosso e nero che s’intersecano creando magnifiche figure in movimento.
300 ci è piaciuto così tanto che il “dopo film” ne ha risentito un po’. La compagnia della Braga (è così che ho battezzato la nostra combriccola di cinemaniaci) usa soffermarsi all’uscita del cinema per commentare a caldo il film appena visto. È inutile dire che più il film fa C….e e maggiore è il tempo passato a sparare cazzate. La settimana scorsa con Gost Rider abbiamo abbondantemente passato i sessanta minuti. Per fortuna che in 300 il personaggio di Serse si prestava parecchio agli sberleffi altrimenti…. niente commenti!!!

18 marzo 2007

Ghost Raider: quinto in classifica



Venerdì 16 marzo in compagnia di altri dieci temerari sono andato a vedere l’ultima fatica del regista Mark Steven Johnson: Ghost Rider. Vi chiederete perché ho scritto che è quinto in classifica e soprattutto di quale classifica si tratta? Vi accontento subito! Ghost Rider si aggiudica meritatamente il quinto posto di peggior film di fantascienza della storia del cinema!!!


Ma quali sono i primi quattro?

Al primo posto svetta incontrastato e con parecchie lunghezze di vantaggio Highlander II - Il ritorno, secondo capitolo di un film che non poteva averne. Forse il regista Russell Mulcahy si era scordato che sul primo film della serie (ne hanno fatti incredibilmente quattro!!!) l’attore protagonista Christopher Lambert che interpretava Connor Macleod aveva decapitato Kurgan ottenendo la ricompensa tango agognata e che il mentore del nostro eroe Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez era stato a sua volta ucciso dal terribile Kurgan. Con queste premesse non si può girare un sequel nel quale scopriamo che Ramirez è ancora vivo e che Macleod è un alieno. C’è un limite alle cazzate che si possono accettare in nome della fantascienza!!!

Al secondo posto troviamo, saldamente ancorata, la trasposizione cinematografica del fumetto della DC Comics Catwoman. Perfetto esempio di film dove la presenza di due attrici vincitrici del premio Oscar non fa evitare la catastrofe. Costato la ragguardevole cifra di 80 milioni di dollari, questa offesa alla settima arte ne ha raggranellato a malapena la metà contando i diritti televisivi e le vendite dei DVD. Le due protagoniste, una inespressiva Sharon Stone e un’attonita Halle Berry sembrano essere passate lì per caso, il regista Pitof (ma che nome è Pitof!!!) avrebbe fatto meglio a curare gli effetti speciali (dove non è per niente male) e lasciare la regia a qualcuno di più esperto.

Al terzo posto troviamo Ultraviolet. Dire che questo film è brutto è essere gentili, la sceneggiatura sembra essere stata scritta in pizzeria su tovagliolini di carta, sparsi poi per il set a caso. Alla fine di ogni combattimento gli attori devono essersi chinati a raccoglierne uno per leggere la battuta scritta sopra. Non riesco a trovare altra spiegazione per la banalità e la prevedibilità di questo inutile film, tutto è già stato visto e scritto molto meglio. Non riesco a capire come si possano investire milioni di dollari in produzioni spazzatura come questa, mi rifiuto di pensare che nessuno durante la lavorazione di questo film si sia reso conto che stava contribuendo a uno dei peggiori film di fantascienza di tutti i tempi, nemmeno gli effetti speciali sono da salvare: grossolani e approssimativi come non se ne vedevano da tempo.

Al quarto posto fa la sua comparsa The Punisher, ennesima rielaborazione di un fumetto Marvel ed ennesima cazzata atomica. Il protagonista Thomas Jane interpreta Frank Castle (Il Punitore del titolo) con il trasporto di un comodino e John Travolta vanifica, con questo film, trent’anni di onorata carriera. Il fumetto (che io leggo) è stato il primo ad avere come protagonista un eroe negativo che cerca nella vendetta uno scopo per la sua vita distrutta. Di tutto questo nel film non c’è nulla, solo delle gran sparatorie con deflagrazione finale a forma di teschio: l’apoteosi della M…a!!!

Finalmente siamo giunti al quinto posto dove incontriamo meritatamente Ghost Rider!!! Ero un ragazzino quando, in compagnia di mio fratello, andavo in edicola la domenica mattina per acquistare i fumetti dei supereroi Marvel. Ghost (da noi non correva!!!) era uno dei miei preferiti, mai del tutto buono e sempre in bilico tra inferno e paradiso. Con queste premesse si poteva fare un film degno di questo nome, con Constantine ci sono riusciti, perché col povero Johnny Blaze no? Forse la colpa non è tutta del regista e sceneggiatore, forse metà della responsabilità dicotanta M….a va anche al protagonista Nicolas Cage che recita come uno stoccafisso!!! Speravo in qualche effetto mirabolante… niente neanche su questo fronte.

Per concludere volevo ringraziare i mie compagni di sventura che mi hanno sostenuto in questa difficile prova: GRAZIE, senza di voi non ce l’avrei mai fatta!!!
Prima di lasciarvi invito tutti voi che venite a visitare questo blog a stilare la vostra personale classifica dei peggiori cinque film di tutti i tempi. Vi aspetto numerosi!
Il Nonno

08 marzo 2007

Borat: niente sarà più come prima!!!

Dite la verità che stavate aspettando la recensione di Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (titolo degno della migliore Lina Wertmüller), non vedevate l’ora di sapere se mi è piaciuto. Dire che mi è piaciuto è un po’ riduttivo, sono letteralmente morto dal ridere!!! Sono uscito dal cinema dicendo: ”A me fa male le ganasse”, non mi succedeva dai tempi di Top Secret. Il film è dissacrante, assolutamente demente, politicamente scorrettissimo, esilarante fino alle lacrime. Potrei andare avanti per ore a tentare di descriverlo ma sarebbe tempo perso, questo film segnerà un punto di non ritorno: da adesso in poi tutti dovranno confrontarsi con il nuovo Groucho Marx (non trovate che gli somigli molto?) del XXI secolo. Sacha Baron Cohen ha fatto centro con questo personaggio e ha meritato in pieno il Golden Globe come miglior attore comico, la sua faccia di bronzo è assolutamente perfetta. Non ho visto il suo precedente film dove interpretava Ali G ma l’ho già chiesto in prestito ad Alessio (che saluto), sono curioso di fare il confronto con Borat. Se avete voglia di ridere fino a stare male andate a vedere Borat al cinema, non c’è niente di meglio che sentire gli altri spettatori ridere. Non aspettate che esca in DVD, film come questo vanno visti al buio di una sala cinematografica, divertono molto di più!!!

06 marzo 2007

Ah, l’amore!!!

Ho visto due commedie romantiche…sto diventando una femminuccia? NO! Sono stato tradito dai miei “amichetti” che sono andati a vedere Borat senza di me!!! Dite la verità sono delle M….e? Stendiamo un “velo peloso” su questa faccenda e andiamo avanti. Sono due settimane che mi riprometto di scrivere di Quando l’amore va in vacanza e non sono riuscito a trovare il tempo, finalmente è giunto il momento di dire la mia su questo film: Caruccio! Forse un po’ troppo lungo (due ore e un quarto!!!) e scontato ma tutto sommato piacevole. Si ride e ci si commuove e questo significa che il film ha svolto dignitosamente il suo compito: ha toccato le corde del nostro cuore. La parte che ho preferito è quando entra in scena Eli Wallach che interpreta un vecchio sceneggiatore di Hollywood. Lo sguardo di questo attore novantenne e così pieno di vita che incanta tanto è magnetico e scintillante. Delle due coppie di attori ho preferito di gran lunga quella formata da Kate Winslet e Jack Black, sono entrambi più autentici e motivati. La coppia dei “belli” formata da Cameron Diaz e Jude Law è troppo ingessata e macchiettistica per sembrare reale. Per chiudere posso dire che Quando l’amore va in vacanza è una pellicola che porta a casa la sufficienza, cosa rara per una commedia di questi tempi!!!

Per la gioia delle pulzelle recensirò anche Scrivimi una canzone. Questo film ha bisogno di una nota introduttiva: se volete gustarlo fino in fondo dovreste avere almeno quarant’anni. Solo così inizierete a ridere dal primo momento vedendo il video di questo fantomatico gruppo chiamato POP di cui Hugh Grant interpreta il cantante Alex Fletcher. La prima parte del film è assolutamente esilarante, assistiamo alle esibizioni di Alex Fletcher in raduni di ex alunni e fiere paesane…meravigliosissime (come dierebbe la mia amica Laura). Poi come accade al 90% delle commedie americane il ritmo cala e il moralismo miete la sua ennesima vittima. Peccato, l’inizio era veramente travolgente poi… la solita minestra!!! La media matematica porta il voto a sei ma Scrivimi una canzone avrebbe potuto aspirare a ben altro se il regista Marc Lawrence fosse riuscito ad essere un po’ più cinico e meno desideroso di far felice il pubblico. Comunque, popolo di magnifici quarantenni se volete rivivere il sound e rivedere il look degli anni ’80 non perdete questo film, dopo trenta secondi tornerete immediatamente quindicenni!!!


01 marzo 2007

The Departed: il bene e il male secondo Martin Scorsese

Ha iniziato a parlare di violenza urbana nel 1973 con Mean Streets insieme a Robert De Niro e oggi, a distanza di oltre trent’anni, continua a farlo con grande maestria. Sono veramente contento che The Departed abbiavinto quattro Oscar perché è un film veramente grandioso. Dopo anni di prove opache Martin Scorsese torna ad essere un autore di serie "A" e ci regala un film che si insinua nell’animo umano per capire fino in fondo come siamo fatti, fino a che punto possiamo arrivare. Il bene e il male hanno la stessa faccia da bravo ragazzo, sono entrambi coperti di menzogna e alla fine si mescolano lasciando lo spettatore spiazzato e attonito di fronte a tanta violenza. Il film è una lezione di cinema: bellissimo il preambolo iniziale con Jack Nicholson (che interpreta il boss Frank Costello) sempre in controluce quasi a voler ritardare la sua entrata in scena; da manuale il montaggio di Thelma Schoonmaker (vincitrice del premio Oscar!!!) che passa da un personaggio all’altro senza che ce ne accorgiamo. The Departed è anche una lezione di vita, un pugno nello stomaco che ci obbliga a guardare il mondo visto attraverso gli occhi del regista, un mondo cinico e senza speranza dove bene e male soccombono. Forse non sono stato chiaro l’ultima fatica di Scorsese merita un 10 e lode un film assolutamente da vedere. ASSOLUTAMENTE. I tre protagonisti sono perfetti, Jack Nicholson si conferma un grandissimo attore, regala al suo personaggio mille sfaccettature senza mai strafare, riempie la scena senza oscurare mai nessuno: un grande! Leonardo Di Caprio merita la lode, è il terzo film consecutivo che gira insieme a Scorsese e si vede! Riesce ad essere duro e fragile allo stesso tempo, rende magnificamente il dramma interiore del poliziotto infiltrato che vive una vita di menzogne e falsità. Per ultimo Matt Damon che interpreta il poliziotto Colin Sullivan amico e informatore del boss mafioso. Per lui una gamma di espressioni diverse e più sottili, più difficili da cogliere ma, non per questo, meno intense. Se avete accettato il mio consiglio e siete andati a vedere The Departed forse vorreste vedere altri film del regista Newyorkese…eccovi accontentati!!!
Il primo della lista è Taxi Driver con un Robert De Niro da manuale. Il secondo è L’età dell’innocenza, solo apparentemente un film in costume, in realtà è una spietata e lucida analisi della società: bellissimo. Per completare la "trilogia consigliera" pappatevi Quei bravi ragazzi, ritratto al vetriolo dei mafiosi della grande mela. A questo punto sarete cotti a puntino, pronti per il capolavoro assoluto, il film che regalò a Robert De Niro il secondo premio Oscar: Toro scatenato. Girato in un magnifico bianco e nero, il film racconta la vita del pugile italo-americano Jake La Motta: la scalata alla conquista del titolo mondiale dei pesi medi e l’inevitabile declino. Per interpretare il pugile chiamato "Il toro del Bronx", De Niro di è allenato per tre mesi con l’autentico Jake La Motta studiandolo nei minimi particolari.

28 febbraio 2007

Ozpetek Forever!!!

Sono un fan di Ferzan Ozpetek, ho visto tutti i suoi film e non mi sarei mai perso Saturno Contro per niente al mondo. Domenica scorsa in compagnia della mia dolce metà (anche lei fan del geniale turco), mi sono seduto al buio del cinema e mi sono lasciato avvolgere dalle atmosfere quotidiane e minimali di Saturno Contro. Sono passati sette anni da Le fate ignoranti e Ozpetek ci regala un altro film corale dove protagonista assoluta è la storia di un eterogeneo gruppo di amici. Tutto scorre soave come una sinfonia di note che si rincorrono per suscitare emozioni e regalare sensazioni: prima dolci, poi amare. Il tutto diretto in modo magistrale da Ferzan che, da novello Toscanini, non perde un contrappunto. Tira le fila come un esperto burattinaio a cui niente sfugge. Gli attori sono tutti bravi ma la lode va all’esordiente Ambra Angiolini, sorprendente per la sua intensità e spontaneità. Che sia nata una stella? Ai “POSTER” l’ardua sentenza!!!
Sto sdrammatizzando perché questa recensione stava prendendo una piega troppo poetica (sarà colpa dell’ora?) e avevo paura che mi conducesse su terreni impervi. Torniamo al film.
Forse avete capito che Saturno Contro mi è piaciuto molto. Bene, ho voluto ribadirlo, non si sa mai!!!
L’ho trovato il lavoro migliore del regista, il migliore dal punto di vista tecnico ed artistico. Dovete assolutamente andarlo a vedere. Se volete un consiglio, prima guardatevi Le fate ignoranti e Il grande freddo di Lawrence Kasdan (i due migliori film corali che conosco) e poi entrate in sala: sarà un’esperienza veramente interessante.
Come sicuramente saprete domenica notte sono stati assegnati i premi Oscar per il 2006. Per una volta sono soddisfatto della decisione dei membri dell’Academy, hanno finalmente riconosciuto la grandezza di Martin Scorsese assegnandogli i due oscar più importanti: miglior regia e miglior film. Di seguito, per la vostra gioia, l’elenco completo di tutti i vincitori, in rosso quelli che ho indovinato (siete contenti?):


Miglior film

The Departed, regia di Martin Scorsese

Miglior regia
Martin Scorsese - The Departed

Miglior attore protagonista
Forest Whitaker - L'ultimo Re di Scozia

Migliore attrice protagonista
Helen Mirren - The Queen

Miglior attore non protagonista
Alan Arkin - Little Miss Sunshine

Migliore attrice non protagonista
Jennifer Hudson - Dreamgirls

Miglior sceneggiatura originale
Michael Arndt - Little Miss Sunshine

Miglior sceneggiatura non originale
William Monahan - The Departed

Miglior film straniero
La vita degli altri (Das Leben der Anderen), di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)

Miglior film d'animazione
Happy Feet, regia di George Miller

Miller Miglior fotografia
Guillermo Navarro - Il labirinto del fauno

Miglior montaggio
Thelma Schoonmaker - The Departed

Miglior scenografia
Eugenio Caballero e Pilar Revuelta - Il labirinto del fauno

Migliori costumi
Milena Canonero - Marie-Antoinette

Miglior trucco
David Martí e Montse Ribé - Il labirinto del fauno

Migliori effetti speciali
John Knoll, Hal T. Hickel, Charles Gibson e Allen Hall - I Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma

Migliore colonna sonora
Gustavo Santaolalla - Babel

Miglior canzone
"I Need to Wake Up", parole e musica di Melissa Etheridge -
An Inconvenient Truth

Prima di lasciarvi un saluto a Claudia per essere venuta a trovarmi in questo spazio nella rete e avermi scritto un SMS di complimenti: l’ho gradito moltissimo!!!

Il Nonno

17 febbraio 2007

Ogni cosa è illuminata


 
Quante volte vi è capitato di vedere un film perché qualcuno vi ha detto che è bello? A me non succede spesso, sono un “espertone” e come tale difficile da consigliare ma… qualche volta accade e mi fa molto piacere!!! La mia amica Martina (che saluto e ringrazio) mi ha parlato benissimo di questo film di cui avevo letto la recensione ma che non avevo visto (da noi non è mai uscito al cinema e neanche in videoteca). Così fidandomi solo del suo entusiasmo l’ho comprato!!! Ti è andata bene Martina, questa volta avevi ragione Ogni cosa è illuminata è veramente carino. Opera d’esordio come regista e sceneggiatore dell’attore Liev Schreiber (HELLO DENISE, KATE & LEOPOLD, THE MANCHURIAN CANDIDATE) che porta sullo schermo il libro dello scrittore Safran Foer concentrandosi soprattutto sulla parte del viaggio alla ricerca delle radici. Il giovane protagonista, interpretato da Elijah 'Frodo' Wood, dopo la morte della nonna parte per l’ucraina alla ricerca di una donna che, durante la IIa guerra mondiale, salvò la vita a suo nonno. Il messaggio che Jonathan ci lancia è che dobbiamo essere illuminati dal passato, ritrovare le radici e lo spirito di appartenenza, morale e materiale: l’importanza della Memoria, la collezione degli oggetti e degli affetti per riuscire a comprendere appieno noi stessi. Il taglio del film è a metà tra Kusturica e Spielberg, fracassone e struggente, divertente ed impegnato. Una grande opera prima da vedere assolutamente anche per apprezzare la performance dello sconosciuto Eugene Hutz che interpreta la guida ucraina che parla un inglese assolutamente improbabile. Se non riuscite a trovarlo ve lo presto io!!!

11 febbraio 2007

The guardian: film inutile?

 

Perché gli americani fanno film come The guardian? Che bisogno hanno di rigirare sempre lo stesso film peggiorandolo ogni volta? Questa volta è toccato al corpo dei soccorritori della Guardia Costiera fare da sfondo all’ennesima storia di addestramento e riscatto. Forse gli autori americani soffrono di amnesia, nel 1982 è stata girata un’ottima pellicola che vinse anche due premi Oscar: Ufficiale e Gentiluomo. Taylor Hackford riuscì a confezionare un film emozionante e coinvolgente che lanciò Richard Gere nell’olimpo di Hollywood. Cinque anni dopo Francis Ford Coppola realizzò Giardini di pietra, altro ottimo esempio di sudore e fatica presi come metafora di crescita e maturità. Perché Ron L. Binkerhoff prima di scrivere la sceneggiatura di questo noiosissimo film non li ha guardati fino allo stordimento? Io avrei visto un altro film e avrebbero risparmiato un sacco di soldi che sarebbero potuti servire a finanziare film più originali di questo. Dalla prima all’ultima inquadratura tutto è già stato fatto molto meglio da altri, Kevin Costner è sempre più imbolsito e catatonico e Ashton Kutcher ha solo due espressioni con gli occhiali da sole e senza. Se vi dovesse venire la malsana idea di spendere 7,50 € per entrare nella sala dove proiettano questo film prima di acquistare il biglietto datevi uno schiaffo, vi farà meno male!!!

Il diavolo veste Prada: un film di costume "in costume"

Ho rivisto Il diavolo veste Prada in DVD (è una cosa che mi piace fare, riguardare in digitale). Quello che la prima volta mi era sembrato un filmetto sul mondo della moda, si è rivelato per niente effimero e denso di contenuti.
La protagonista del film Anne Hathaway interpreta Andrea Sachs, neo laureata in cerca di un’occasione per entrare nel mondo del giornalismo, per questo accetta il posto di seconda assistente di Miranda Priestly (Meryl Streep), direttore del mensile di moda Runaway. Da quando viene assunta, la vita della giovane diventa un incubo: la spietata direttrice la chiama a tutte le ore del giorno e della notte per farle fare commissioni sempre più assurde. Più Andy entra a far parte del dorato mondo della moda più la sua vita privata comincia ad andare a rotoli. A questo punto la domanda che dovremo porci è: cosa siamo disposti a sopportare per fare carriera?
C’è un momento del film in cui Andrea difende la diabolica Miranda dalle accuse di essere una dispotica dittatrice dicendo che, se fosse stata un uomo, nessuno avrebbe avuto niente da ridire sui suoi modi bruschi. Questa è la seconda domanda che dovremmo porci: perché un uomo che comanda usando il pugno di ferro è un buon capo e una donna che fa la stessa cosa no? Non sarò certo io a dipanare questi intricati nodi, mi accontento di porre queste domande a tutti voi sperando di darvi due interessanti argomenti di discussione.
Dimentico che questa è una rubrica di cinema e di quello dovrei parlare. Rimedio subito.
Il diavolo veste Prada è un discreto film con due grandi attori che, come sempre, giustificano da soli la spesa del biglietto. Sto parlando di Meryl Streep (candidata all'Oscar per questo ruolo) e Stanley Tucci. La Streep si conferma la più grande attrice vivente di Hollywood, riesce a comunicare uno stato d’animo alzando un sopracciglio o girando appena la testa. La sua presenza in una pellicola è quasi sempre garanzia di grande cinema. Stanley Tucci, da grande caratterista, arricchisce il suo già nutrito carnet con un nuovo personaggio a tutto tondo, pieno di umanità e dalle mille sfumature. Della protagonista Anne Hathaway c’è poco da dire, svolge diligentemente il suo compito senza però brillare. Dovremo aspettare ancora un po’ per capire se è un’attrice degna di questo appellativo. Tirando le somme Il diavolo veste Prada è un film piacevole che si lascia sorseggiare amabilmente come una bibita fresca d’estate.

08 febbraio 2007

Thank you for smoking

Ho rivisto Thank you for smoking in DVD e mi è piaciuto di più della prima volta. È ironico, divertente, irriverente, intelligente, politicamente scorretto e nello stesso tempo pieno di contenuti morali: ASSOLUTAMENTE BELLISSIMO!!! Mi succede molto raramente di essere completamente soddisfatto di un film, c’è sempre qualcosa che poteva essere fatta meglio, che non mi convince fino in fondo (altrimenti che critico sarei!!!), questa volta no. È tutto perfetto, i personaggi, il protagonista, un Aaron Eckhart in forma smagliante, la sceneggiatura, il montaggio, la regia…se fossi dell’Academy darei a questa pellicola l’Oscar come miglior film, sceneggiatura originale e regia. Si capisce molto che mi è piaciuto molto il film di Jason Reitman che, a soli 29 anni, scrive e dirige un piccolo capolavoro, mettendo in ombra il ben più famoso padre Ivan (Ghostbusters, Evolution e La mia super ex ragazza). Il film ci racconta la storia di Nick Naylor, lobbista che cura e difende gli interessi della Big Tobacco, corporazione delle aziende produttrici di sigarette in tutto il mondo. Nick è il migliore in quello che fa, possiede una dote incredibile nel saper comunicare alla gente e riesce sempre a rimettere tutto a posto. Tutto fila liscio fino a quando una giornalista, dopo essere stata a letto con lui, pubblica un articolo nel quale rivela tutti i trucchi dello spavaldo Nick. La carriera del lobbista sembra ormai finita ma, grazie alla fiducia che il figlio ripone in lui, riesce a rialzarsi e ripartire nuovamente.
La cosa migliore del film sono i dialoghi tra il protagonista e gli altri membri del MDM (acronimo di "Mercanti di Morte"), tutti e tre lavorano come portavoce o addetti alle pubbliche relazioni per le industrie che realizzano prodotti dannosi come le sigarette, l’alcool e le armi. Nei loro pranzi settimanali parlano di morti e catastrofi con un cinismo veramente fantastico, niente li smuove, vanno diritti per la loro strada con la sicurezza di un carro armato.
Ho provato ad andare con la mente all’ultimo film che mi era piaciuto così tanto ed ho dovuto tornare indietro fino al 1999, quando al cinema usciva l’opera prima di Sam Mendes American Beauty. Inutile che vi consigli di vedere questo film bellissimo, vincitore di cinque premi Oscar e tre Golden Globe, dovreste aver capito che tutti i film che cito meritano una visione almeno in DVD. Per chiudere ancora una menzione ai titoli di testa che questa volta imitano la grafica presente sui pacchetti di sigarette, sostituendo le marche con i nomi di tutto il cast del film. L’ho trovata un’idea veramente originale e perfettamente realizzata. Dopo cinque minuti Thank you for smoking mi aveva già conquistato. Come si dice in questi casi:"Il buon giorno si vede dal mattino".

05 febbraio 2007

Una notte in compagnia di Ben Stiller

L’ho scritto più volte sul giornaletto a cui collaboravo e lo ripeto anche qui: ADORO LE COMMEDIE!!! E’ il genere che preferisco. Premesso questo devo dire che di commedie BELLE ne ho viste poche, la maggior parte inizia bene e poi si sgonfia in falsi moralismi o inizia a girare su se stessa perdendo il ritmo che, nella comicità, è il 50% del divertimento. Devo fare un altro piccolo preambolo prima di iniziare a parlarvi di Una notte al museo: sono un fan di Ben Stiller, lo trovo divertente e non so se riesco ad essere veramente imparziale.
Ho scritto questo perché ho trovato Una notte al museo abbastanza carino, niente di sconvolgente però la sufficienza se la porta a casa. Non voglio tediarvi raccontandovi la trama che si intuisce chiaramente dai trailers che vengono trasmessi a nastro in TV, vi spiattellerò un paio di curiosità perché ho voglia di "spataccare" un po’!!!
Nel cast è presente un grandissimo attore Hollywoodiano: Dick Van Dyke. Quando l’ho visto ho iniziato a soffrire perché non riuscivo a ricordarmi su quale film avesse recitato. Tornato a casa ho aperto il dizionario dei film e…Mary Poppins!!! Dick Van Dyke era lo spazzacamino. Dite la verità, adesso state meglio!!!
Nel film recita anche Owen Wilson che insieme a Ben Stiller, Vince Vaughn e Will Ferrel ha dato vita ad una sorta di novello "Rat pack" (l’originale era composto da Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr, Joey Bishop e Peter Lawford) e si divertono a partecipare l’uno al film degli altri. Se sommiamo tutti i film che hanno girato regalandoci spiritosi cammei arriviamo alla ragguardevole cifra di 26. Per finire un consiglio, se volete vedere la summa teologica del Ben Stiller pensiero, noleggiatevi Zoolander. Una delle commedie più deliranti e divertenti che abbia visto. Prima di chiudere vorrei salutare i miei "amichetti" che condividono con me la passione per il cinema: Gepo, Pito, Dade e Dadino, Alessiuccio, Kikkino e Paola, Mastro Pipaio, Niko, Marino, Elena e mia moglie Michela (santa donna).

I Diamanti Insanguinati di Leonardo

Sono un po’ in ritardo con questa recensione perché ho venduto il PC e quello nuovo non mi è ancora arrivato (sono tristissimo!!!). Per tenere aggiornato questo blog ho dovuto elemosinare il portatile a mio fratello (che ringrazio anche per il suo commento ANONIMO) ma…bando alle ciance e iniziamo.
Ho visto Blood Diamonds – Diamanti di sangue la settimana scorsa, mi è piaciuto molto. Film corposo (dura due ore e un quarto), ruvido e violento. Parla di amicizia, onore e coraggio. Mio padre l’avrebbe definito "un filmon" perché tratta un argomento scottante: il contrabbando di diamanti dalla Sierra Leone alla Liberia da parte di uomini senza scrupoli che comprano le pietre dai rivoluzionari in cambio di armi. I due protagonisti, Leonardo Di Caprio e Djimon Hounsou, sono entrambi candidati al premio Oscar meritatamente, riescono ad infondere ai loro personaggi spessore ed umanità, cosa rara nelle grandi produzioni americane. Il regista Edward Zwick è avezzo alle storie epiche (il film L’ultimo samurai ne è la prova più lampante e ben riuscita), riesce ad imprimere al film un ritmo incalzante: i 143 minuti di durata della pellicola volano letteralmente.
Blood Diamonds – Diamanti di sangue non è un film facile, è un pugno nello stomaco, ci obbliga a riflettere sulla nostra condizione di popolo privilegiato che vive lontano dalla violenza, dalla fame, dalle malattie e da qualsiasi forma di sfruttamento.
Siamo talmente abituati a tutte le nostre comodità che le diamo per scontate.
Siamo talmente presi dai nostri problemucci che non riusciamo ad andare oltre.
Niente ci tocca, tutto ci scivola addosso lasciandoci indifferenti.
Spero per voi che dopo aver visto Blood Diamonds - Diamanti di sangue vi sentirete un po’ di m…a altrimenti dovreste preoccuparvi!!!

27 gennaio 2007

The Queen is naked

Quando ho letto le candidature ai premi Oscar del 2007 sono uscito e ho noleggiato subito The Queen di Stephen Frears. E’ candidato come miglior film, migliore regia, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale e migliore colonna sonora: sei categorie delle quali quattro importantissime. Dovevo vederlo per poter giocare al TOTO-OSCAR, un giochino che faccio tra me e me per vedere quanti premi azzecco. Di solito ne indovino abbastanza, se qualcuno vuole partecipare con me, alla fine di questo post pubblicherò la lista completa delle candidature nelle categorie principali segnando in rosso le mie preferenze. Torniamo al film. Molto bello! Girato con stile documentaristico che alterna immagini di repertorio a scene recitate da attori (molto somiglianti ai membri della famiglia reale britannica), è un accorato omaggio di Frears alla regina per antonomasia Elisabetta II. Interpretata in modo magistrale da Helen Mirren (voto per lei aglio Oscar), che dà volto ed emozioni ad una donna forte, costretta a reprimere le proprie emozioni in nome dell’etichetta. La sceneggiatura è perfetta, dopo un po’ ci si scorda che è un film tanto i dialoghi sono reali. Non so se vincerà tutti gli Oscar a cui è candidato, di sicuro si merita di partecipare alla gara in pole position.
Ci ho provato ma non resisto, devo assolutamente segnalarvi un altro film di Stephen Frears: Alta fedeltà. Mi ha folgorato!!! Dopo averlo visto ho visto, anzi ho sentito, la musica pop in modo completamente diverso. La colonna sonora è semplicemente da urlo, ho comprato i Cd di tutte le canzoni contenute nel disco, tutti bellissimi. Il film non è un capolavoro assoluto (il libro di Nick Hornby è meglio) ma l’amore per la musica del protagonista ne fa un CULT a tutti gli effetti. DOVETE VEDERLO!!! Per il vostro bene.

Ecco la lista:

Miglior film
Babel, regia di Alejandro González Iñárritu
The Departed, regia di Martin Scorsese
Letters from Iwo Jima, regia di Clint Eastwood
Little Miss Sunshine, regia di Jonathan Dayton e Valerie Faris
The Queen, regia di Stephen Frears

Miglior regia
Martin Scorsese - The Departed
Clint Eastwood - Letters from Iwo Jima
Stephen Frears - The Queen
Alejandro González Iñárritu - Babel
Peter Greengrass - United 93

Miglior attore protagonista
Leonardo Di Caprio - Blood Diamond
Ryan Gosling - Half Nelson
Peter O'Toole - Venus
Will Smith - La Ricerca della Felicità (The Pursuit of Happyness)
Forest Whitaker - L'ultimo Re di Scozia (The Last King of Scotland)

Migliore attrice protagonista
Penélope Cruz - Volver
Judi Dench - Diario di uno scandalo
Helen Mirren - The Queen
Meryl Streep - Il diavolo veste Prada
Kate Winslet - Little Children

Miglior attore non protagonista
Alan Arkin - Little Miss Sunshine
Jackie Earle Haley - Little Children
Djimon Hounsou - Blood Diamond
Eddie Murphy - Dreamgirls
Mark Wahlberg - The Departed

Migliore attrice non protagonista
Adriana Barraza - Babel
Cate Blanchett - Diario di uno scandalo
Abigail Breslin - Little Miss Sunshine
Jennifer Hudson - Dreamgirls
Rinko Kikuchi - Babel

Miglior sceneggiatura originale
Guillermo Arriaga - Babel
Iris Yamashita e Paul Haggis - Letters from Iwo Jima
Michael Arndt - Little Miss Sunshine
Guillermo del Toro - Il labirinto del fauno
Peter Morgan - The Queen

Miglior sceneggiatura non originale
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Peter Baynham, Dan Mazer e Todd Phillips - Borat
Alfonso Cuarón, Timothy J. Sexton, David Arata, Mark Fergus e Hawk Ostby - I figli degli uomini
William Monahan - The Departed
Todd Field e Tom Perrotta - Little Children
Patrick Marber - Diario di uno scandalo

Miglior film straniero
Dopo il matrimonio (Efter brylluppet ), di Susanne Bier (Danimarca)
Indigènes, di Rachid Bouchareb (Algeria)
Il labirinto del fauno (El laberinto del Fauno), di Guillermo del Toro (Messico)
La vita degli altri (Das Leben der Anderen), di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)
Water, di Deepa Mehta (Canada)

Miglior film d'animazione
Cars - Motori ruggenti, regia di John Lasseter e Joe Ranft
Happy Feet, regia di George Miller
Monster House, regia di Gil Kenan

Miglior fotografia
Vilmos Zsigmond - The Black Dahlia
Emmanuel Lubezki - I figli degli uomini
Dick Pope - The Illusionist
Guillermo Navarro - Il labirinto del fauno
Wally Pfister - The Prestige


Miglior montaggio
Douglas Crise e Stephen Mirrione - Babel
Steven Rosenblum - Blood Diamond
Alfonso Cuarón e Alex Rodríguez - I figli degli uomini
Thelma Schoonmaker - The Departed
Clare Douglas, Richard Pearson e Christopher Rouse - United 93

Miglior scenografia
John Myhre e Nancy Haigh - Dreamgirls
Jeannine Claudia Oppewall, Gretchen Rau e Leslie E. Rollins - The Good Shepherd
Eugenio Caballero e Pilar Revuelta - Il labirinto del fauno
Rick Heinrichs e Cheryl Carasik - I Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma
Nathan Crowley e Julie Ochipinti - The Prestige

Migliori costumi
Chung Man Yee - La guerra dei fiori rossi
Patricia Field - Il diavolo veste Prada
Sharen Davis - Dreamgirls
Milena Canonero - Marie-Antoinette
Consolata Boyle - The Queen

Miglior trucco
Aldo Signoretti e Vittorio Sodano - Apocalypto
Kazuhiro Tsuji e Bill Corso - Cambia la tua vita con un Click
David Martí e Montse Ribé - Il labirinto del fauno

Migliori effetti speciali
John Knoll, Hal T. Hickel, Charles Gibson e Allen Hall - I Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma
Boyd Shermis, Kim Libreri, Chas Jarrett e John Frazier - Poseidon
Mark Stetson, Richard R. Hoover, Neil Corbould e Jon Thum - Superman Returns

Migliore colonna sonora
Gustavo Santaolalla - Babel
Thomas Newman - The Good German
Philip Glass - Diario di uno scandalo
Javier Navarrete - Il labirinto del fauno
Alexandre Desplat - The Queen

Miglior canzone
"I Need to Wake Up", parole e musica di Melissa Etheridge - An Inconvenient Truth
"Listen", musica di Henry Krieger e Scott Cutler e parole di Anne Preven - Dreamgirls
"Love You I Do", musica di Henry Krieger e parole di Siedah Garrett - Dreamgirls
"Our Town", parole e musica di Randy Newman - Cars - Motori ruggenti
"Patience", musica di Henry Krieger e parole di Willie Reale - Dreamgirls

23 gennaio 2007

Due al prezzo di uno




La foto è quella di Un'ottima annata - A good year perché ho visto anche questo film oltre a Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi e voglio recensirli entrambi (puro delirio in stile Dr. House) !!!
Un'ottima annata - A good year l’ho inseguito per tutto il periodo natalizio senza mai riuscire a vederlo, quando ormai ero rassegnato a vederlo in DVD è successo un imprevisto (adoro gli imprevisti, molto più delle probabilità) e… era meglio se continuavo a sperare!!! L’ultima fatica del buon Ridley è un filmino leggero come un calice di prosecco… da 3 euro! Tutto troppo sussurrato, niente sentimento né passione, solo tanto mestiere. Il padre di Alien sembra aver girato questo film per giustificare tre mesi in Provenza, tutto molto curato, ben fotografato. Se non fosse un suo film l’avrebbero programmato su Rete 4 il sabato pomeriggio. Un’altra occasione mancata.

E Manuale d’amore 2?

Carino!

La struttura a capitoli dà la possibilità a Giovanni Veronesi di usare registri e strutture diverse per ogni episodio e questo da vigore al ritmo del film. Gli episodi che mi hanno divertito di più sono i primi due, ho veramente riso a crepapelle, specialmente sul primo intitolato Eros. Sorvoliamo sulle interpretazione di Monica Bellucci (non a caso, nell’unico film diretto dal marito Vincent Cassel, lei interpreta una muta) e Riccardo Scamarcio e consegniamo la palma di attore comico a Dario Bandiera che, da caretterista perfetto, fa del suo personaggio al colonna portante dell’episodio.Il capitolo che mi è piaciuto meno è quello intitolato Il Matrimonio dove Sergio Rubini e Antonio Albanese interpretano due omosessuali nel modo più stereotipato possibile, facendo dei due personaggi due macchiette indigeste. Il film è comunque godibile e le due ore scorrono via lisce e veloci. Aspettiamoci almeno un terzo film della serie visto che in 3 giorni di programmazione Manuale d’amore 2 ha già incassato sei milioni di euro. Viva l’amore!!!

20 gennaio 2007

Un nuovo inizio

Ho deciso di smettere di scrivere su "Appunti" perchè non mi sentivo rispettato.
Più volte hanno cambiato i titoli dei miei articoli sostituendoli con altri che non avevano niente a che fare con i contenuti. Ogni volta ho fatto notare loro che la cosa mi dava fastidio ma è stato tutto inutile, la redazione ha continuato a farlo. Visto che da un anno scrivo puntualmente le mie critiche senza percepire un centesimo, ho l'insana pretesa che il mio lavoro venga rispettato. Il cambio del titolo della recensione di "Apocalypto" rendeva quasi incomprensibile il suo contenuto. Questa ennesima mancanza di rispetto e la pubblicazione a fianco del mio pezzo della presentazione di "Casinò Royale" (film da me recensito la settimana precedente), mi hanno fatto decidere di terminare la mia collaborazione con il settimanale.

Quest'anno passato "a dire la mia" sui film visti ha riacceso la mia passione per la settima arte. Non mi va di smettere per colpa di quattro cafoni!!!
HO DECISO, continuerò a dire quello che penso dal web (Beppe Grillo docet), non solo una volta la settimana ma ogni volta che ne avrò voglia!!! Adesso mi sento meglio. Trasformerò questo blog da spazio di riflessione personale a spazio di riflessione sulla passione che mi ha trasmesso mio padre: il cinema.

Cominciamo!!!

Ho visto La ricerca della felicità la settimana scorsa e mi è piaciuto. Will Smith è bravo, misurato, credibile in ogni inquadratura, riesce a rendere perfettamente la caduta nel baratro del suo personaggio emozionamdosi ed emozionando. Proprio bravo!!! Ha ragione il regista Gabriele Muccino (scelto personalmente da Will Smith qui in veste anche di produttore esecutivo) quando afferma che la storia di Christopher Gardner potrebbe essere ambientata in ogni paese del mondo. Il film parla di sconfitta, di orgoglio, di volontà e d'amore. La sconfitta è quella che subisce il protagonista, costretto per un breve periodo a passare la notte nei dormitori per senzatetto. L'orgoglio e la volontà sono quelli che gli permettono di rialzarsi e continuare a camminare a testa alta. L'amore è quello che Christopher Gardner prova per il figlio, un amore totale ed incondizionato che lo sostiene nei momenti più bui. Se vi è piaciuto e volete gustare un altro film del bel Muccino potete noleggiare l'osannato L'ultimo bacio (del quale è gia uscito in america il remake dal titolo The last kiss) oppure, se ci riuscite, pappatevi Come te nessuno mai, esordio attoriale del fratellino del regista Silvio. Film fresco e divertente che si snoda nell'arco temporale nei tre giorni di occupazione di un liceo romano. Guardarlo mi ha fatto sorridere.
Domani pomeriggio sarò al buio della sala del cinema Eden per vedere Manuale d'amore 2, poi vi dirò se è all'altezza del primo episodio.
Prima di chiudere una nota tecnica, la foto che vedete sopra è uno sfondo per il vostro PC, se volete usarla basta che la clicchiate con il tasto destro del mouse scegliendo l'opzione "salva immagine col nome" che apparirà sul menù a tendina.

'Notte.

02 luglio 2006

Sono tornato



Mi piacciono le regole, se ho un impegno faccio di tutto per essere puntuale, quando do la mia parola mantengo sempre le promesse. Mi piacciono le regole....mi piace anche infrangerle!!!
Mi fa sentire vivo, sento l'adrenalina in circolo...magnifica senzazione!
Chissà se questa foto è autentica o è un fotomontaggio?

'Notte